Il “sì” di industriali e banchieri

Il Cav. non ha riscosso il “sì” del Pd e di Pier Luigi Bersani, ma intanto riguadagna i consensi del suo mondo: professionisti, imprenditoria grande e soprattutto piccola, nonché una parte cospicua del coté bancario. Senza contare che la campagna anti patrimoniale viene giudicata con soddisfazione nell’entourage berlusconiano, buca schermi e giornali, va a cuori e portafogli degli italiani e devìa discorsi e tg dal Rubygate.
11 AGO 20
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“La crescita è una priorità assoluta, anzi una emergenza, anche rispetto a una eventuale patrimoniale per abbattere il debito pubblico”, ha commentato Corrado Passera, ad di Intesa, il cui rapporto d’interesse con il Cav. pareva raffreddato a favore dell’antico legame con Eugenio Scalfari. Il numero uno di Unicredit, Federico Ghizzoni, si è detto “sicuramente interessato”. Un po’ più tiepido, o sorpreso, è apparso Massimo Ponzellini, presidente della Banca popolare di Milano, ritenuto vicino a Giulio Tremonti: “Ogni crescita è benvenuta, ma è chiaro che anche uno sforzo straordinario sul debito va fatto, purché di patrimoniali si valuti la forma tecnica”. Linea simile a quella di Luigi Abete, presidente di Bnl e di Assonime, e autore di una delle varie proposte di tassazione straordinaria: “La patrimoniale una tantum non risolverebbe il problema del debito, e sarebbe ingiusta. Meglio una riforma complessiva”. Una direzione di marcia compatibile con quella espressa, con altri dettagli, da Walter Veltroni, e con le mire terzopoliste.
Ma è dal fronte delle imprese che Berlusconi si aspettava un ritorno di attenzione e consensi, che ci sono stati, seppure con qualche distinguo. Per Emma Marcegaglia “è importante che si ricominci a parlare di crescita, quello è per noi l’aspetto più importante. Ed è essenziale che ci siano iniziative che vanno in quella direzione”. La presidente di Confindustria ha anche ripetuto il no antipatrimoniale: “Su questo siamo stati molto chiari. In un paese che ha già queste tasse, per ridurre il debito pubblico questa non è la scelta corretta. Piuttosto si vendano i beni immobili dello stato”.
A qualcuno è venuto in mente che dieci giorni fa la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, aveva chiesto nuovamente di “non considerare più tabù i beni patrimoniali e immobiliari, altrimenti la redistribuzione non la facciamo”. Dunque, notano alcuni osservatori, la lettera del premier al Corriere della Sera non solo chiama a raccolta i moderati e gli ambienti di riferimento, ma torna a dividere le imprese dalla Cgil, dopo qualche giro di valzer. In Confindustria ora si ricorda e si cita a piene mani il rapporto “Italia 2015” presentato per il centenario dell’organizzazione: la parte fiscale, ma anche quella sulla semplificazione burocratica e sulle liberalizzazioni, sono assai simili al manifesto odierno del Cav.